Le elezioni del nuovo Sindaco di Roma scoprono, al termine della settimana scorsa, l’importanza dei simboli associati alla città. L’intervista di Totti rilasciata al Tg1 è così diventata uno spunto fondamentale per la battaglia per la salita al Campidoglio. Giovenale l’aveva già capito ai tempi dell’impero romano: con il suo “panem et circenses” racchiudeva i bisogni fondamentali del popolo romano in due punti focali. Il pane e l’intrattenimento. E siccome, ad oggi, di “panem” i romani ne hanno molto bisogno ma i politici fanno fatica ad accontentarli, allora ecco che la partita mediatica, l’agone politico si gioca sui “circenses”, sul calcio che, malgrado i magri risultati sponda Roma e Lazio, monopolizza l’interesse quotidiano da quando la palla ha cominciato a rotolare nell’Urbe. E allora Totti diventa il manifesto elettorale per portare voti a destra e a sinistra.

Lo sa bene Salvini, che dopo aver abbandonato, ormai, il “Roma Ladrona” di bossiano retaggio, in tempi non sospetti, circa un anno fa, aveva speso parole di elogio per il capitano giallorosso, in parallelo con la calata della lega nella terra dei Cesari. Tifoso del Milan, come il Cavaliere, dichiarava di aver sempre desiderato Totti nella squadra rossonera e, perché no, anche in un ruolo politico legato allo Sport. In questi giorni, ha rincarato la dose di zucchero nei confronti del giallorosso, schierandosi dalla sua parte, vittima dell’abbandono spallettiano, sebbene riconoscesse la necessità di disciplina imposta dal toscano, chiaramente in linea con chi si è sempre vantato di “avercelo duro”. Il romano indeciso che vede, ormai da tempo, nella Lega un inaspettato alleato per risolvere i problemi che affliggono la città e l’Italia, potrebbe farsi convincere dalle sirene lombarde con buona pace dei “Padania bella e libera” che vedrebbero arrivarsi consensi da una zona fino a poco fa considerata Nord Africa.

Dello stesso avviso anche altri esponenti del centro destra, come il metà candidato sindaco Guido Bertolaso che almeno in questo è d’accordo con Salvini. “Totti non si tocca”, queste le sue parole. Sulla stessa linea, Francesco Storace, de La Destra, che considera la sua esistenza da tifoso romanista completamente collegata alla figura del Francesco giallorosso: “Totti tutta la vita”. Infine anche Gasparri, da sempre habituè dello Stadio Olimpico, è dalla parte del Capitano. Pronto addirittura a scendere in piazza, ha composto una vera e propria Ode a Totti che così recita : “Se uno a Roma tocca Totti, va ‘a finì presto a cazzotti. Nun s’attacca er Capitano, per lui il tempo passa invano”.

Dall’altra parte della barricata, a sinistra, la visione è opposta. Proclamatisi come Rottamatori, senza rottamare, vedono Totti ai titoli di coda, schierandosi con Spalletti, ma con le dovute precisazioni. E’ il caso di Roberto Morassut, candidato alle primarie del PD per le elezioni di giugno. Per lui, il numero 10 giallorosso dovrebbe pensare a terminare la sua stupenda carriera, senza però essere abbandonato dalla società che non dovrebbe sminuirlo ma accompagnarlo in maniera soft verso un pensionamento, magari sotto forma di carica dirigenziale. Stesso parere da parte di Fassina, torinista di Sinistra Italiana, che paragona Totti alla città di Roma, entrambi consapevoli di dover voltare pagina.

Antagonista di Morassut, Roberto Giachetti, il favorito pdino che non prende posizione sull’accaduto in linea con il suo caldeggiatore Matteo Renzi. Il capo del governo, cresciuto a pane e democrazia cristiana, non si schiera, ritenendo, forse anche a ragione, la situazione “una faccenda complicatissima” che lo porterebbe a compromettersi sia da una parte che dall’altra. C’è chi, invece, per fare contenti tutti, dà la colpa alla società. Come il Senatore Raffaele Ranucci che vede in Pallotta l’unico colpevole di questa empasse tra il simbolo di Roma e la squadra, a causa di una poca chiarezza riservata al giocatore. Sarà contenta la frangia dei tifosi che non ha perdonato all’americano l’assenza nella Capitale e gli epiteti non certo lusinghieri con cui ha appellato alcuni membri della Curva Sud.

Ma che PD sarebbe senza qualche schiera che va contro il comun (di Renzi) pensare? E, infatti, non mancano esponenti del Partito Democratico che invece sono a favore del Capitano. Come la rampante Debora Serracchiani che, sebbene sia Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, è romana di nascita e tramite Twitter ha chiarito subito la sua posizione: “…e comunque: io sto con il Capitano”. Della stessa idea anche l’ ex Sindaco epurato Marino, che quasi a fare torto a chi il torto glielo ha fatto prima, prende le parti di Totti anche lui tramite social network, cinguettando il rispetto per Francesco (quello che forse gli è stato negato a lui dai suoi compagni di partito) e dichiarando che “Roma è con te” ( dimenticandosi però che Roma non è più con te, Ignazio).

Infine il Movimento Cinque Stelle e Alfio Marchini. Da una parte il partito, ormai orfano di Grillo, non commenta l’accaduto. Dall’altra il bell’Alfio dà un colpo al cerchio e uno alla botte, comprendendo Spalletti per l’esigenza di mettere regole di comportamento chiare, giustificando, però, anche la reazione di Totti, monumento della città, vistosi mettere ai margini del progetto. L’occasione di giugno è troppo ghiotta e il pronipote dell’ex Presidente della Roma, Alvaro Marchini, non vuole giustamente scivolare su una buccia di banana.

Il caso Totti-Spalletti si sta già sgonfiando ed il tutto è stato suggellato con una “tiratissima” stretta di mano fra i due nella Hall di Trigoria. Si potrà tornare a parlare di Politica e dei veri problemi di Roma, intesa come città questa volta. A meno che Totti non si voglia candidare a Sindaco di Roma, come dice Giorgia Meloni.