Sul sito della Fondazione Filadelfia c’è una webcam che dall’alto mostra costantemente lo stato dei lavori. Non è solo un segnale di trasparenza. Sta lì a dire: guardate che stavolta lo stiamo facendo davvero. Dagli anni Ottanta ad oggi, dopo innumerevoli tentativi di ricostruzione (su Wikipedia se ne elencano almeno sette), questa è veramente la volta buona: il Fila non sarà più solo un simbolo della storia granata.

A Via Filadelfia tornerà a sorgere la casa del Torino FC, che sarà, innanzitutto, un centro sportivo dotato di due campi di calcio. Uno per gli allenamenti della prima squadra e uno per le partite della Primavera. Quest’ultimo disporrà di una tribuna coperta e di tribune minori sui tre restanti lati, per una capienza totale di oltre 4.000 posti. Sotto la tribuna, gli uffici del Club, la sede della Fondazione, la foresteria per le giovanili, parcheggi, sala stampa ed altre aree da destinare.

Ma non sarà solo un centro sportivo all’avanguardia. La tradizione vuole, infatti, che il Filadelfia sia il luogo d’incontro tra club e tifosi. E allora quella sportiva sarà solo una parte del moderno polo multifunzionale, che presenterà notevoli spazi dedicati alla cultura e all’aggregazione. Sarà un luogo in cui si respirerà la forte volontà del mondo granata di sanare il proprio debito con la Storia, rendendo finalmente un tributo perpetuo ai caduti di Superga e curando una ferita da troppi decenni aperta nel tessuto urbano della città. Nel progetto, i richiami al passato sono un po’ ovunque: dai luminosi Piloni della Memoria, che porteranno i nomi dei giocatori del Grande Torino, a due porzioni originali di gradinata salvate dalla demolizione, fino al Museo del Grande Torino, che troverà finalmente la sua sede fissa nell’area socio-aggregativa prevista dal progetto.

Cesare Salvadori è il Presidente della Fondazione Stadio Filadelfia, nonché ex schermidore, vincitore di un oro e due argenti nella sciabola a squadre ai giochi olimpici tra gli anni Sessanta e Settanta. È lui che, con entusiasmo e determinazione, coordina la rinascita del tempio granata. «La Fondazione», ci spiega Salvadori, «è composta dal Comune di Torino, dalla Regione Piemonte, dal Torino FC e da sette associazioni di tifosi, tra cui quella che gestisce il Museo del Grande Torino a Grugliasco. Lo scopo è quello di costruire il centro sportivo, che sarà poi affittato al Torino FC, e di realizzare la parte socio-aggregativa del complesso, alla quale tengono molto le due istituzioni coinvolte».

Il progetto è diviso in tre lotti. Ciò ha permesso alla Fondazione di finanziarli uno per volta e di iniziare nel frattempo i lavori del primo lotto, che è già finanziato grazie al contributo complessivo di 8 milioni versati da Comune (3,5), Regione (3,5) e Fondazione Mamma Cairo (1). «Se il meteo continua ad assisterci e non sorgono ulteriori impedimenti burocratici», continua Salvadori, «prevediamo di inaugurare l’impianto sportivo, cioè il primo lotto, il 17 ottobre 2016. Ovvero, contiamo di consegnare al Torino l’impianto sportivo nel giorno in cui ricorreranno novant’anni dall’inaugurazione del Filadelfia».

Se la parte sportiva del progetto è già quasi interamente finanziata, bisogna però trovare i fondi per tutto il resto. Il secondo lotto è composto da tutto ciò che si trova nei tre piani interni alla tribuna coperta, da alcune aree all’aria aperta e dai Piloni della Memoria. Il terzo corrisponde invece all’area che si affaccia su Via Giordano Bruno (museo, bookshop, negozi ed area ristorazione) e la sua progettazione sarà ultimata entro marzo 2016. Resta inoltre da finanziare il restauro delle due porzioni storiche di gradinata.

Chi pagherà dunque la realizzazione del secondo e terzo lotto? «Chiunque voglia. Abbiamo infatti lanciato una campagna di crowdfunding chiamata “Insieme per il Fila”, grazie alla quale in autunno avevamo già superato il traguardo dei 200 mila euro. Si può partecipare con contributi dai 50 euro in su, fino ad ottenere, superando i 1.000 euro, l’intitolazione di un seggiolino al donatore o a una persona che non c’è più. Magari a qualcuno che avrebbe sognato di vedere risorgere questo stadio». La Fondazione inoltre porterà avanti una campagna mirata per coinvolgere i Toro Club e le imprese locali, di modo che il crowdfunding vada di pari passo con la ricerca di sponsor.

Anche se il finanziamento della seconda parte del progetto si potrà realizzare in varie forme, ci saranno dei paletti: «Per volere dei tifosi, non si permetterà a privati di realizzare opere di tipo commerciale per finanziare l’impianto sportivo. Ovvero, niente palazzine e niente parcheggi interrati realizzati da altre società: il terreno del Filadelfia rimarrà tale nella sua interezza».

Nei decenni passati, i tifosi granata ne hanno viste e sentite tante sul Filadelfia. Troppe volte sono stati portati a sperare nella sua ricostruzione, e altrettante sono stati delusi. Per questo all’inizio è stato difficile, per la Fondazione, convincere tutti che questa era la volta buona.

Oggi invece, la ricostruzione del Fila sembrerebbe aver messo d’accordo proprio tutti. Al progetto collaborano, ognuno nelle sue forme, soggetti che vanno dagli ultras della Curva Maratona alle istituzioni. Passando per Toro Club, associazioni, imprese e sponsor. Un’unità d’intenti che sembrerebbe irrealizzabile in qualsiasi altro contesto. «Dobbiamo essere considerati come un caso a parte», spiega Salvadori, che fa da guida alla variegata comunità di sostenitori. «Noi abbiamo alle spalle delle tragedie, intendo quelle di Superga e di Meroni, che fanno della squadra di Torino e della sua storia un caso unico non solo in Italia, ma forse al mondo. Il Filadelfia è il residuo storico di questi eventi tragici. Noi tifosi questo lo sentiamo sulla pelle e ci permette di restare così uniti verso l’obiettivo».

Conclude emozionato: «Per trasmettere meglio il sentimento che è alla base di questa storia, vorrei raccontare una cosa. Nel 2014 sono ricorsi i 65 anni della tragedia di Superga. Il 4 maggio a Superga c’è stata una messa e un momento di raccoglimento attorno al luogo dell’incidente aereo. In questa occasione, l’accesso in auto viene sempre bloccato, perciò si sale a piedi: quel giorno 20 mila persone fecero a piedi l’intero percorso! Bambini, anziani, persone col passeggino. Raramente ho provato un’emozione così forte come quella ha colto me e gli altri tifosi in quell’occasione. Questo forse aiuta a comprendere perché una intera e variegata comunità remi unita verso un unico obiettivo».

Il rilancio del calcio italiano, è cosa nota, passa anche per la valorizzazione degli impianti e dei settori giovanili. Questo progetto, a guardarlo bene, prende due piccioni con una fava: si costruirà uno stadio e sarà utilizzato dalle giovanili del Torino. Ma non solo, perché il rilancio del calcio italiano, e questa forse è convinzione meno comune, passa anche per il recupero dei valori e delle storie che in passato lo hanno fatto grande. Aspetti che oggi vengono spesso ignorati in nome di logiche di business che hanno reso gli appassionati di questo sport sempre più clienti e meno tifosi. Per una volta, finalmente, la rinascita del nostro screditato pallone passerà invece per chi dovrebbe averlo più a cuore: in primis tifosi, club e istituzioni. Ti aspettiamo Filadelfia.

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